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LeBron James e la paura di non essere più The King

24 NOVEMBRE
SPORT-USA/NBA

La gomitata a Stewart conferma lo stato di inquietudine iche sta provando l'asso dei LA Lakers.

GUIDO BAGATTA

Cosa sta succedendo a LeBron James? Se lo domandano praticamente tutti, anche i non esperti di basket, tanto è la notorietà della stella dei Lakers, anche fuori dal mondo della palla a spicchi. Dopo il clamoroso fallimento della scorsa stagione, nella quale ha forse espresso il peggior basket della sua lunghissima carriera, James pensava probabilmente di aver risolto tutti i suoi problemi (e direttamente anche quelli dei Lakers) con il cambiamento radicale, da lui imposto, dei gialloviola. Via quindi mezza squadra e dentro tanti volti nuovi, soprattutto veterani, dei quali il più noto, Russell Westbrook destinato a formare con “The King” ed Anthony Davis, un trio delle meraviglie, pronto a garantire un futuro splendente alla squadra degli “angeli”. Purtroppo per lui, almeno fino adesso, il destino ha voluto che ai Lakers, succedesse esattamente l’inverso. I nuovi che fanno fatica, mentre quelli che sono stati mandati altrove (come Kuzma, Caldwell Pope ed Harrell a Washington) che, al contrario, generano davvero la differenza per la loro nuova squadra. E poi gli infortuni, già tanti, troppi, in una squadra che, con una età media decisamente alta è inevitabilmente destinata a pagare dazio in materia di acciacchi.

Questi ingredienti, ma non solo, hanno sin dalle prime partite, generato un pericoloso loop, che ha cominciato poi inevitabilmente a ingrandirsi, arrivando a produrre l’incidente di Detroit. In quella circostanza, forse per la prima volta da quando lo conosciamo, James si è lasciato andare, commettendo una vera e propria “porcata” con la gomitata rifilata al centro dei Pistons, Isaiah Stewart. Come saprete, quel gesto, che a velocità normale delle immagini era praticamente impossibile da vedere, ha poi generato una maxi rissa collettiva con lo stesso Stewart, grondante di sangue, desideroso di farsi giustizia privata nei confronti del più forte giocatore in attività. Censurando, ovviamente, il post contatto e quello che ne è scaturito, c’è piuttosto da chiedersi perché uno con l’esperienza, la forza, la classe di LBJ, abbia compiuto una sciocchezza simile, tra l’altro nei confronti di un ventenne che, sino alla settimana scorsa, avrebbe probabilmente pagato per entrare in qualche modo nella vita del “re”, ma non ovviamente in questo modo. Sul perché di tutto questo, per quanto mi riguarda, la risposta è una sola: inquietudine. Vocabolo che con James e la sua carriera ha pochissimo a che fare, ma che è piombato nella sua vita, da oramai quasi un anno, più meno con l’inizio (ritardato per il Covid) della scorsa stagione.

Nel 2021, LeBron non è mai stato quello che abbiamo oramai l’onore di ammirare e commentare da quasi vent’anni: sempre teso, quasi mai sorridente, con il tutto che è addirittura peggiorato con l’inizio del nuovo campionato e con un Westbrook che, almeno per ora ha sottratto invece di aggiungere qualità e fluidità al gioco dei Lakers. Anche per lui lo stato fisico non ha aiutato, ma questa rischia di essere l’ennesima scusante per un’annata che, per i giallo viola, potrebbe diventare una vera e propria corsa in salita, con il rapporto sbagliato.

GUIDO BAGATTA
LeBron James

Getty ImagesLeBron James, leader dei Los Angeles Lakers

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