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Juve, senza Vlahovic niente gol: Chiesa e Milik non pungono

13 FEBBRAIO
CALCIO/SERIE A

I bianconeri perdono anche contro l'Udinese e vanno a -7 dall'Inter. Privo del serbo, ai box per infortunio, l'attacco soffre

SPORT TODAY

Dalla fuga alla rincorsa. Solo due settimane fa la Juve scendeva in campo all'Allianz Stadium contro l'Empoli da prima in classifica con l'opportunità di andare a +4 sull'Inter, impegnata l'indomani al Franchi contro la Fiorentina e con una partita in meno. I bianconeri di Massimiliano Allegri, però, complice anche l'espulsione rimediata da Milik dopo appena 16 minuti, non sono riusciti ad andare oltre l'1-1. Da quel 27 gennaio è iniziata una lenta discesa che ha portato a chiudere, o quasi, il discorso scudetto. A 17 giorni di distanza, i nerazzurri di Simone Inzaghi sono a +7 e con la sfida del 28 febbraio al Meazza contro l'Atalanta che potrebbe portare il vantaggio a dieci punti. 

No Dusan, no party: la Juve ha bisogno di Vlahovic

Sì, perché intanto la Vecchia Signora ha perso lo scontro diretto di San Siro (1-0 con autorete di Gatti) e il match interno contro l'Udinese (1-0 firmato Lautaro Giannetti). Zero punti e zero gol segnati. Contro i friulani mancava Dusan Vlahovic, ai box per un problema muscolare, e l'assenza dell'attaccante serbo si è fatta sentire: la Juve ha calciato 14 volte verso la porta avversaria, centrandola in 6 occasioni, ma è mancato il guizzo del campione. Sei degli ultimi nove gol bianconeri, infatti, portano la firma dell'ex Fiorentina che, dopo un periodo difficile, ha finalmente trovato continuità. 

La Juve soffre in attacco: l'analisi sui singoli

Chi ha provato a sparigliare le carte è stato Arkadiusz Milik che il gol, a dire il vero, l'aveva anche trovato: il cross dalla bandierina di Chiesa aveva però oltrepassato la linea di fondo e Abisso ha annullato. Il polacco non è dunque riuscito a farsi perdonare il rosso rimediato contro l'Empoli, quell'episodio che ha cambiato il corso della storia di questo campionato. Impalpabili Iling-Junior e Cerri, esordio per lui, gettati nella mischia più per disperazione che come assi da calare nel finale. Più ombre che luci anche per Yildiz. Il 18enne gioiellino tedesco è entrato a mezz'ora dalla fine al posto di Weah ma si è abbattuto contro la difesa schierata degli avversari soffrendo la fisicità dei diretti marcatori e non trovando mai quel guizzo che avrebbe potuto cambiare il corso della gara. Sua la migliore occasione della ripresa, ma sul cross illuminante di Cambiaso arriva il leggero ritardo e non riesce a impattare la sfera.

Chiesa impreciso: i tempi d'oro sono lontani

Un capitolo a parte merita Federico Chiesa. Il numero 7 bianconero, dopo lo scampolo di partita giocato al Meazza contro l'Inter, per la prima volta in questo 2024 è partito titolare. Le premesse facevano ben sperare (sua la prima conclusione in porta), ma poi si è pian piano eclissato terminando il match largo a sinistra e venendo sostituito da Allegri a un quarto d'ora dalla fine. Spesso impreciso, i 25 palloni persi, più di chiunque altro, sono la fotografia della sua serata. Partito alla grande, con quattro reti nelle prime cinque giornate, l'azzurro ha dovuto ancora fare i conti con una serie di infortuni che ne hanno limitato l'utilizzo. Diciannove partite dopo, il bilancio è di sei gol totali, con il classe '97 che ha poi trovato la gioia del gol solo contro Genoa (su rigore) e Sassuolo. Allegri non cerca alibi: «La squadra ha fatto bene con e senza Dusan, così come con e senza Chiesa o Danilo». L'assenza del serbo al centro dell'attacco, però, si è sentita. Udinese e Inter sorridono, la Juve ora deve guardarsi indietro: il Milan è a un solo punto di distanza. 

Federico Chiesa, Juventus

Getty ImagesFederico Chiesa

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