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Dalla fuga alla rincorsa. Solo due settimane fa la Juve scendeva in campo all'Allianz Stadium contro l'Empoli da prima in classifica con l'opportunità di andare a +4 sull'Inter, impegnata l'indomani al Franchi contro la Fiorentina e con una partita in meno. I bianconeri di Massimiliano Allegri, però, complice anche l'espulsione rimediata da Milik dopo appena 16 minuti, non sono riusciti ad andare oltre l'1-1. Da quel 27 gennaio è iniziata una lenta discesa che ha portato a chiudere, o quasi, il discorso scudetto. A 17 giorni di distanza, i nerazzurri di Simone Inzaghi sono a +7 e con la sfida del 28 febbraio al Meazza contro l'Atalanta che potrebbe portare il vantaggio a dieci punti.
Sì, perché intanto la Vecchia Signora ha perso lo scontro diretto di San Siro (1-0 con autorete di Gatti) e il match interno contro l'Udinese (1-0 firmato Lautaro Giannetti). Zero punti e zero gol segnati. Contro i friulani mancava Dusan Vlahovic, ai box per un problema muscolare, e l'assenza dell'attaccante serbo si è fatta sentire: la Juve ha calciato 14 volte verso la porta avversaria, centrandola in 6 occasioni, ma è mancato il guizzo del campione. Sei degli ultimi nove gol bianconeri, infatti, portano la firma dell'ex Fiorentina che, dopo un periodo difficile, ha finalmente trovato continuità.
Chi ha provato a sparigliare le carte è stato Arkadiusz Milik che il gol, a dire il vero, l'aveva anche trovato: il cross dalla bandierina di Chiesa aveva però oltrepassato la linea di fondo e Abisso ha annullato. Il polacco non è dunque riuscito a farsi perdonare il rosso rimediato contro l'Empoli, quell'episodio che ha cambiato il corso della storia di questo campionato. Impalpabili Iling-Junior e Cerri, esordio per lui, gettati nella mischia più per disperazione che come assi da calare nel finale. Più ombre che luci anche per Yildiz. Il 18enne gioiellino tedesco è entrato a mezz'ora dalla fine al posto di Weah ma si è abbattuto contro la difesa schierata degli avversari soffrendo la fisicità dei diretti marcatori e non trovando mai quel guizzo che avrebbe potuto cambiare il corso della gara. Sua la migliore occasione della ripresa, ma sul cross illuminante di Cambiaso arriva il leggero ritardo e non riesce a impattare la sfera.
Un capitolo a parte merita Federico Chiesa. Il numero 7 bianconero, dopo lo scampolo di partita giocato al Meazza contro l'Inter, per la prima volta in questo 2024 è partito titolare. Le premesse facevano ben sperare (sua la prima conclusione in porta), ma poi si è pian piano eclissato terminando il match largo a sinistra e venendo sostituito da Allegri a un quarto d'ora dalla fine. Spesso impreciso, i 25 palloni persi, più di chiunque altro, sono la fotografia della sua serata. Partito alla grande, con quattro reti nelle prime cinque giornate, l'azzurro ha dovuto ancora fare i conti con una serie di infortuni che ne hanno limitato l'utilizzo. Diciannove partite dopo, il bilancio è di sei gol totali, con il classe '97 che ha poi trovato la gioia del gol solo contro Genoa (su rigore) e Sassuolo. Allegri non cerca alibi: «La squadra ha fatto bene con e senza Dusan, così come con e senza Chiesa o Danilo». L'assenza del serbo al centro dell'attacco, però, si è sentita. Udinese e Inter sorridono, la Juve ora deve guardarsi indietro: il Milan è a un solo punto di distanza.

Getty ImagesFederico Chiesa