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Italbasket, la partita perfetta

4 LUGLIO
TOKYO 2020/SPORT DI SQUADRA/BASKET

Gli Azzurri si prendono la qualificazione alle Olimpiadi, prima volta dal magico argento di Atene. E questo gruppo è un capolavoro di Sacchetti.

GUIDO BAGATTA

Serviva la partita perfetta e la partita perfetta è arrivata. L’Italia del basket, torna alle Olimpiadi dopo diciassette anni da quella splendida medaglia d’argento di Atene, arrivata dopo “l’impossibile” finale con l’Argentina dei fenomeni.

Gli azzurri hanno schiacciato, a casa sua, una Serbia irriconoscibile, battendola con la sua arma preferita, il tiro da tre. Alla fine abbiamo segnato 102 punti “in trasferta”, lasciando a casa una squadra data da tutti come favorita a prendersi un posto sul podio di Tokyo. Ed invece no, in Giappone ci va l’Italia, contro ogni possibile pronostico, dopo aver smontato pezzo per pezzo Teodosic e soci, che hanno difeso male, tirato peggio, non entrando praticamente mai nella partita.

I 12 punti di divario a nostro favore all’intervallo sembravano già tanta roba, ma poi gli stessi sono diventati 25 e già lì la partita è sembrata imboccare un senso difficile da invertire. Un po’ di fatica alla fine, ma nulla rispetto alla sostanza dell’impresa. Tra i nostri (tutti bravissimi) spuntano tre nomi che hanno messo 65 punti in totale, tutti e tre (guarda caso) non giocano in Italia.

Nico Mannion (24) ha fatto vedere a tutti di appartenere davvero al mondo NBA, tirando da tre con la stessa facilità con la quale è andato al ferro, come e quando ha voluto, Simone Fontecchio (21), che all’Alba Berlino è diventato un giocatore con la G maiuscola, ha ridicolizzato i ben più famosi e conosciuti pari ruolo avversari, giustificando il fatto di essere diventato l’uomo mercato del basket europeo. Achille Polonara (22) ha mostrato al suo neo allenatore Kokoskov che il Fenerbahce ha trovato sicuramente in lui “la” pedina giusta per tornare grande.

A fianco di questo trio delle meraviglie, molti altri hanno giocato una partita che ricorderanno per sempre: tra loro, menzione d’onore per Stefano Tonut, con le sue gambe che gli permettono qualsiasi cosa, e Alessandro Pajola, ancora una volta il miglior difensore in campo, con la missione (compiuta) di spegnere Teodosic, suo compagno alla Virtus.

Insomma una squadra, quella azzurra del basket, che ricorda molto, per affiatamento, cameratismo e spirito di gruppo, quella del calcio che si sta giocando gli europei. Sacchetti non sarà magari Mancini (anche a livello comunicativo), ma in questa occasione ha compiuto anche lui un capolavoro, portandoci a Tokyo dopo un mini ritiro e poche amichevoli di preparazione, ma soprattutto senza Gallinari, Belinelli e Datome che, in teoria, sarebbero dovute essere le nostre stelle, nel caso fossero state nel roster.

Da domani mattina, tempo di essersi resi conto di aver compiuto una vera e propria impresa, soprattutto se consideriamo il bagno di sangue di cinque anni fa a Torino con il suicidio contro la Croazia, gli azzurri inizieranno tutte le procedure per il viaggio verso Tokyo dove ad attenderli ci sarà un girone, almeno sulla carta, decisamente più che abbordabile, con Australia, Nigeria e Germania pronte ad affrontarci.

I tedeschi (che saranno i nostri primi avversari il 25 luglio) sono stati una delle altre sorprese di queste qualificazioni “last minute”, lasciando a casa i padroni di casa della Croazia e poi, in finale, eliminando il Brasile. Per quanto riguarda le altre due nostre sfide, l’Australia non è più quella di qualche anno fa, quando sorprese un po’ tutti per il suo gioco, mentre per la Nigeria, tutto dipenderà da quali giocatori porterà in Giappone.

Il potenziale è enorme, i nomi sono tantissimi, staremo a vedere. Per la cronaca, ci saranno 3 gironi da quattro squadre, con le prime due che passeranno ai quarti, assieme alle due migliori terze. Il tabellone sarà poi deciso tramite sorteggio. Una formula decisamente “bizzarra”, a partire dal numero esiguo delle partecipanti, che lascia fuori grandi nazionali, per finire all’affidarsi alla dea bendata per i quarti.

Ma d’altra parte dalla Fiba, nei confronti dei quali Uefa e Fifa sembrano NBA e NFL, ci si poteva aspettare qualcosa di diverso?

GUIDO BAGATTA
Nico Mannion

Getty ImagesNico Mannion

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