La striscia di New York

22 APRILE
SPORT-USA/NBA

Ottava vittoria di fila per i Knicks, squadra sorpresa dell'NBA.

GUIDO BAGATTA

Pensateci un attimo: quale squadra NBA può essere davvero considerata come la vera sorpresa della stagione, adesso che mancano meno di quindici partite alla fine della regular season? Utah? Phoenix? Memphis? Si certo, tutti club che stanno andando ben oltre le previsioni di inizio anno, ma, ad est, c’è una franchigia che, dopo anni di “vuoto assoluto” sta finalmente dando un po’ di soddisfazione al suo (una volta) pretenziosissimo pubblico.

Come dite, i Brooklyn Nets? Mi dispiace, non proprio, anche se per trovare la vera sorpresa del 2021 non bisogna fare molta strada dal Barclay’s center. Basta infatti attraversare un ponte ad arrivare a Manhattan, dove i Knicks stanno davvero stupendo un po’ tutti, con davvero nessuno che si aspettava neppure lontanamente che potessero giungere ad un record attorno al 50% di vittorie. Ed invece New York e li che spinge per arrivare magari addirittura quarta, con la prima serie dei playoffs da giocare con il fattore campo del Madison, che recentemente ha cominciato a riaprire ad un po’ di fans.

Da troppi anni, i Knicks sono letteralmente in letargo, prigionieri di una quantità infinita di decisioni sbagliate, di polemiche assurde, di allenatori improbabili. Su di loro si potrebbe facilmente scrivere il canovaccio di una piece teatrale che avrebbe sicuramente successo, una decina di strade più in là, nella Broadway delle luci che non si spengono mai. New York, nelle ultime stagioni, è sempre arrivata in fondo alla Eastern Conference, rovinata da scellerati scambi che, anno dopo anno, avevano distrutto la squadra. Una delle peggiori proprietà della lega, aveva fatto di tutto, tra l’altro, per portare al Madison Carmelo Anthony. In quello scambio (che tra l’altro ha mosso anche Danilo Gallinari, finito a Denver) sta tutto il succo delle follie Newyorkesi e del signor Dolan, miliardario con il vizio di mettere il naso dappertutto nelle sue proprietà, che oltre ai Knicks sono i Rangers di Hockey, le Liberty della WBNA e lo stesso Madison. E siccome il signor Dolan ha dimostrato negli anni di capirci poco (almeno di basket) scegliendo sempre dei presidenti e dei general manager (e di conseguenza degli allenatori) che peggio non poteva, non volendosi mai togliersi per far lavorare i suoi, le cose sono andate come tutti sappiamo.

Almeno sino a quest’anno. Sì perché, incredibilmente, in estate inoltrata i Knicks hanno preso Tim Thibodeau come capo allenatore, dandogli carta (quasi) bianca per cercare di riportare il club a dei livelli almeno di decenza. E quello che da molti è considerato come il miglior coach difensivo di tutta la NBA, ha preso sul serio una specie di “missione impossibile”, cambiando in poco tempo la mentalità di una squadra, che non vinceva mai, tirava male e difendeva ancora peggio. Con molto poco talento tra le mani,

Thibodeau, dopo un inizio non facilissimo, in poco tempo, si è dimostrato anche un coach con una mentalità offensiva che né a Chicago, né tantomeno a Minnesota (le sue precedenti esperienze da capo allenatore) aveva mai mostrato. Con lui Julius Randle, spentosi a New Orleans dopo una brillante, singola annata di college a Kentucky è diventato addirittura un All star, il secondo anno R.J.Barrett, che nella sua prima stagione aveva deluso tantissimo, sta dimostrandosi una sicurezza in ogni lato del campo, mentre il quasi sconosciuto rookie Immanuel Quikley ha fatto aprire gli occhi a mezza NBA. Ma forse Thibodeau, il suo capolavoro lo ha fatto facendo prendere alla sua dirigenza Derrick Rose, parcheggiato a Detroit e da molti considerato un giocatore finito. 10 anni fa, con lui come coach, Rose aveva vinto il premio di matricola dell’anno con i Bulls per poi continuare ad essere la nuova star della lega, sino al devastante infortunio al ginocchio che lo ha tolto dal basket che conta per almeno due stagioni.

Rose, che era già stato a New York fallendo però la sua prima esperienza al Madison, ha preso la chiamata del suo ex coach come l’ultima occasione della vita ed oggi è nuovamente uno che fa la differenza, per una New York che, al momento di questo articolo, è in striscia aperta di vittorie di 8 partite ed è passata in pochi attimi da terz’ultima a terza nella lega in difesa e da quart’ultima a quinta per quanto riguarda la produttività offensiva. E la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare.

GUIDO BAGATTA
Derrick Rose NBA

Getty ImagesDerrick Rose NBA

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