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Gianluca Scamacca è una delle rivelazioni più piacevoli di questa stagione di Serie A. Con i suoi goal sta aiutando il Genoa a raggiungere la salvezza e proprio per questo su di lui ci sono già gli occhi di un paio di big (a gennaio è stato vicino alla Juventus).
Si è raccontato in una lunga intervista a 'SportWeek', dopo le anticipazioni sull'interesse del Milan che vi abbiamo raccontato ieri, cominciando a parlare del suo trasferimento a 16 anni dalla Roma al PSV. "Hanno scritto che ho lasciato Roma per soldi, ma se ho rinunciato a quelli che mi davano loro? L'ho fatto perché volevo staccarmi da Roma città, ampliare i miei orizzonti, imparare una nuova lingua e fare nuove esperienze. Arrivato al PSV i compagni mi guardavano strano, loro erano tutti puliti, io avevo già tre tatuaggi a 16 anni. Per prendere un gelato insieme glielo dovevo chiedere dieci giorni prima".
In Olanda sono nati i primi paragoni con Ibrahimovic, visto che anche Zlatan cominciò in Eredivisie a far vedere i primi lampi ad un certo livello. "Per me è un'icona. Vederlo fare certe cose alla sua età, forse con più determinazione di prima, mi stimola. In Olanda colpivo il pallone di tacco e dicevano: 'Vuoi fare Ibra?'. Ma io certi colpi li ho sempre avuti, il tacco e la suola, sono cose che impari per strada. Di Ibrahimovic vorrei soprattutto la sua spavalderia".
Scamacca ha la fama di essere il cattivo di turno, per il suo aspetto, i tatuaggi e la stazza. Ma è lui stesso a spiegare il motivo di questo giudizio affrettato. "Qualcuno mi bolla addirittura come cattivo perché in campo mi trasformo: per arrivare al risultato sono disposto a tutto, da una corsa in più al picchiare, tra virgolette, l'avversario. Diciamo che cerco di essere l'ultimo a finire, ma non è detto che ci riesca. Dicono che sono una testa matta perché sono tutto tatuato. Che sono arrogante perché a 16 anni ho lasciato la Roma per andare a giocare in Olanda al PSV".

Getty ImagesGianluca Scamacca