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E' stato il primo contagiato del Genoa, ma Mattia Perin non ci sta a passare per l'untore della squadra e di tutto il calcio italiano.
Il portiere rossoblù, intervistato da 'la Repubblica' e oggi finalmente negativo al Covid-19, racconta le ultime settimane complicate e si difende dalle accuse. "Questa è una malattia subdola, la puoi prendere in taxi, oppure schiacciando il bottone di un ascensore. Non sono l'untore del calcio. Nella mia famiglia sono tutti negativi. La verità è che in una dozzina di ore cambia il quadro clinico, neppure gli specialisti sanno molto. E sia chiaro che il caos di Juve-Napoli non è iniziato per colpa del Genoa".
Perin sottolinea come il caso Genoa potesse succedere anche altrove e chiede maggiore rispetto. "Poteva accadere a chiunque. Di sicuro, se ci fossimo chiamati Real Madrid, Inter o Juventus, saremmo stati rispettati di più. Sia chiaro che la malattia non è mai una colpa, ma un’eventualità che accade agli esseri umani. Siamo molto scrupolosi. Nessuno toglie la mascherina, rispettiamo regole e distanziamenti, poi è chiaro che in campo veniamo a contatto, è inevitabile".
Il portiere difende la categoria dei calciatori e si schiera sulla linea di Chiellini: si deve andare avanti. "Basta con i cliché del calciatore ricco, viziato, privilegiato e menefreghista! Ho letto giudizi molto superficiali. Giorgio ha ragione. Il calcio non è solo uno svago, un passatempo: come dice Sacchi, è la cosa più importante tra le meno importanti".

Getty ImagesMattia Perin