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Igor Tudor farà il proprio esordio ufficiale sulla panchina della Lazio sabato 30 marzo, quando i biancocelesti, dopo la pausa per le nazionali, alle 18 ospiteranno la Juventus. Ironia della sorte, dunque, il tecnico croato intraprenderà questa nuova avventura contro il club che lo ha portato in Italia da calciatore e nel quale ha giocato dal 1998 al 2007, con una parentesi di un anno e mezzo a Siena, prima di svolgere il ruolo di vice Pirlo nella stagione 2020-21. Una sfida che si ripeterà anche il 2 e 23 aprile per la doppia semifinale di Coppa Italia. L'ex tecnico di Udinese, Verona e Marsiglia, tra le altre, prende il posto di Maurizio Sarri, con Giovanni Martusciello che ha guidato la squadra nella vittoriosa trasferta allo Stirpe contro il Frosinone (3-2).
Tudor, intanto, si è presentato ai microfoni della tv ufficiale della Lazio: «Cosa mi ha spinto a scegliere la Lazio? Non ci sono motivazioni particolari per venire alla Lazio. È un club prestigioso - spiega -. Tutti quelli che fanno questo lavoro sognano di allenare un club così: si tratta di un'avventura bella e stimolante. Una squadra prestigiosa, con giocatori forti e una tifoseria speciale. Fare parte di questo club e di questa città è una cosa che non si può non accettare. Alla Lazio si può lavorare bene. Una cosa che era evidente anche dall'esterno è che all'interno di Formello c'è una bella struttura che ti permette di poter lavorare al massimo, con serietà ed organizzazione. La Lazio, guardandola da fuori, ti dava sempre la sensazione di una famiglia, dove l'allenatore è messo nelle condizioni di poter lavorare bene».
La scorsa stagione la squadra ha chiuso al secondo posto, alle spalle del Napoli campione d'Italia, quest'anno è invece nona a undici lunghezze dal Bologna quarto. «Dove può arrivare questa squadra? Io credo che possa dare tanto - continua il tecnico croato -. Bisogna lavorare con intelligenza e con il giusto modo. Arrivare dopo un allenatore che ha un certo tipo di calcio prevede adattamento e un pò di tempo. Toccherà a me fare in fretta e cercare di trasmettere le idee che ho in testa. E penso che faremo tutto molto velocemente». Alla Lazio ritroverà Guendouzi e Casale, che ha allenato a Marsiglia e Verona: «Matteo non l'ho visto, ma è un vincitore, con una mentalità pazzesca. In squadre di questo livello, ci vogliono giocatori così. Casale è un ragazzo d'oro che ci sarà sicuramente utile».
Grandissimo difensore, Tudor ci tiene a sottolineare che «nelle giovanili ho giocato anche centrocampista e con Lippi sono stato utilizzato anche da terzino. Battute a parte: è vero che sono stato un difensore, ma da tecnico mi piace molto lavorare sulla fase offensiva. Quando si parla della difesa, che in Italia è molto importante, bisogna ragionare di squadra: la fase difensiva la fa tutta la squadra, non solo i difensori. Vorrei vedere una squadra in grado di fare tutte e due le fasi: con spirito e voglia di sacrificio, che non devono mancare mai». Il nuovo tecnico dei biancocelesti non si pone limiti: «Io non rinuncio a niente, voglio vedere tutto: la fase difensiva, la fase offensiva, le transizioni di gioco, qualità, possesso palla e corsa nello spazio. Il calcio moderno va in quella direzione. Vorrei provare ad attaccare con tanti giocatori, a fare gol e non essere noiosi. Io ci proverò: sono uno che non si accontenta mai e che vuole sempre migliorarsi».

Getty ImagesIgor Tudor, nuovo allenatore della Lazio