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Bari-Milan a Natale: Salvadore in tribunale per un fallo su Conti

25 DICEMBRE
CALCIO/SERIE A

La sfida del Della Vittoria del 25 dicembre 1960 è rimasta nella storia per il primo caso di giustizia sportiva gestita con criteri civilistici

SPORT TODAY

Esattamente 63 anni fa, 25 dicembre 1960, la Serie A scendeva in campo per disputare la 12ª giornata di campionato. Un evento storico dato che si trattò della prima e fin qui unica volta, ma una giornata da ricordare anche per un fatto piuttosto curioso e singolare. Allo stadio Della Vittoria, il Bari riuscì a fermare il Milan sullo 0-0: un risultato a sorpresa, ma fin qui nulla di eclatante. Quel match, infatti, resterà negli annali per un altro fatto. 

Bari-Milan, che battaglia in campo

La magia del Natale è solo un'idea: è una partita maschia, senza esclusione di colpi. Al 63' il numero nove dei Galletti, Raul Conti, si invola verso la porta avversaria, Salvadore tenta il tutto per tutto e con un intervento alla disperata totalmente fuori tempo colpisce violentemente la gamba del suo avversario. Il pubblico di casa invoca l'espulsione del difensore rossonero, ma il direttore di gara, Rigato di Mestre, non ravvisa alcuna irregolarità e lascia addirittura correre. Conti è portato fuori dal campo in spalla da Seghedoni, ma poi rientra per far numero (all'epoca non c'erano nemmeno le sostituzioni) sistemandosi all'ala sinistra. A 180 secondi dalla fine nuovo episodio: De Robertis viaggia in contropiede sulla destra e sta per effettuare il cross quando è colpito violentemente alla testa da un'entrataccia di Trebbi. L'ala biancorossa è condotta fuori dal campo priva di sensi e, dopo i soccorsi, torna sul rettangolo di gioco anch'essa per far numero. Al triplice fischio il Bari esce dal campo tra gli applausi dei propri tifosi mentre il Milan è salutato da una bordata di fischi. 

Il commento delle cronache del tempo

Fra il 26 e il 27 dicembre, i giornali ci vanno giù pesante. Secondo quanto riportano le cronache dell'epoca, «affollando le infermerie degli avversari di turno e usufruendo di arbitraggi molto generosi, il Milan può certamente arrivare allo scudetto, sia pure suscitando l’indignazione popolare com’è accaduto domenica. Un Bari che volesse trarre una giusta morale da questa partita dovrebbe, a cominciare dalla prossima settimana, mettere in campo undici uomini pronti a menare prima cazzotti e poi pedate al pallone». La stessa Gazzetta del Mezzogiorno, il 26 dicembre 1960 esce con un titolo particolarmente forte: «Più falloso che 'grande' il Milan umiliato dalla superiorità del Bari». E aggiunge: «Babbo Natale per fortuna non c'era...». Raúl Conti per l'entrata di Salvadore ci rimette di fatto la carriera: menisco rotto. Se Viani e Todeschini giustificheranno la brutta prova dei rossoneri sostenendo che «i baresi si erano drogati come dei cavalli», scandalizzando l'opinione pubblica locale, un noto avvocato penalista tifoso dei biancorossi, Aurelio Gironda, presente quel giorno sugli spalti, denuncia all’autorità giudiziaria il calciatore del Milan Sandro Salvadore, invocando la volontarietà del fallo su Conti, definito letteralmente "da codice penale".

Salvadore in tribunale per il fallo su Conti

Sarà il primo caso di giustizia sportiva gestito con criteri civilistici. Quindici mesi dopo il pretore Giacinto De Marco, dopo aver visionato il filmato della gara e ascoltato l’arbitro e i diretti interessati, giunge alla conclusione che «il fallo era stato involontario». Ma a suo giudizio il reato sportivo poteva essere perseguito dalla legge penale. «Se la legge è uguale per tutti - si legge nella sentenza - ciò vale anche sui campi di calcio, specie quando si superano certi limiti». Salvadore è così condannato a pagare 50 mila lire di risarcimento oltre alle spese processuali. «Il calcio fra i carabinieri», è il titolo forte scelto dal Corriere dello Sport il giorno seguente alla sentenza. Arriva però il ricorso, ma il momento del processo di appello, con la lentezza strutturale della giustizia italiana, si presenta solo diversi anni dopo, quando Salvadore è ormai un pilastro della Juventus e della Nazionale, mentre Conti dopo il ritiro ha fatto ritorno nella sua Argentina. Nessuna delle parti si presenta davanti al Giudice d'appello e alla fine tutto si esaurisce in un nulla di fatto. Uno 0-0, come quello del 25 dicembre 1960 al Della Vittoria.

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