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Dopo il grandissimo trionfo Olimpico, nella giornata di oggi Gianmarco Tamberi è tornato a casa, nella sua Ancona, dove è stato accolto dall'abbraccio di tutta la cittadinanza e dalle istituzioni. Un calvario infinito quello di Gimbo, lungo ben 5 anni da quell'infortunio arrivato prima delle Olimpiadi di Rio che lo aveva gettato nello sconforto più nero. Ma di li è riuscito a rialzarsi, fino ad arrivare al culmine della sua carriera in quel meraviglioso abbraccio con l'amico Mutaz Essa Barshim, che con Tamberi ha diviso l'oro Olimpico avendo saltato, proprio come lui, a 2,37.
Nel Palaindoor della sua città, affiancato dal padre Marco e dalla fidanzata Chiara, Tamberi ha voluto ringraziare tutti coloro che lo hanno sostenuto e gli hanno permesso di arrivare sul tetto del mondo sportivo:
"Devo ringraziare tutti i presenti perché ognuno di voi ci ha messo qualcosa di suo nel percorso che mi ha portato a Tokyo. Ho attraversato momenti difficili, con l’infortunio e la condizione che al rientro non era quella di prima, ma volevo a tutti i costi tornare ai miei livelli e prendermi quella medaglia".
Ora è il momento di godersi tutto ciò che ha guadagnato:
"Ora l’asticella mi sembra 2,70 ma quando ho saltato la vedevo a 1,40… E in questo momento voglio godermi il successo. Non l’ho mai fatto realmente, perché ogni vittoria era una tappa verso le Olimpiadi. Qualcosa che mi stimola, è pensare che il prossimo anno a Eugene, negli Stati Uniti, ci saranno i Mondiali all’aperto. È l’unico grande evento in cui non ho ancora vinto".
Infine un commento sull'avversario, ma grandissimo amico, Mutaz Essa Barshim, sottolineandone l'importanza per il suo recupero soprattutto psicologico, arrivando a sottolineare come la decisione di dividere l'oro non l'avrebbe presa con nessun altro atleta se non il qatariota:
"Per me è un grandissimo amico e con lui ho condiviso tutta la mia carriera, fin dai Mondiali giovanili del 2010, compreso l’infortunio. Sono stato anche al suo matrimonio, insieme a Chiara. E così a Tokyo, dopo l’ultimo errore a 2,39, per prima cosa mi è venuto in mente di andare da lui ad abbracciarlo. Una gara così la sognavamo da anni. In uno sport individuale, quello che può mancare è la condivisione della felicità. Con molti altri non l’avrei fatto, perché sono un agonista nato, e nessuno dei due aveva paura di perdere. Ma ero lì con un amico, e decidere di non proseguire con lo spareggio è stato solo un gesto di amore reciproco".
Getty ImagesGianmarco Tamberi