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C'è stato un tempo in cui la finale di Copa Libertadores si è giocata a… Madrid . Proprio così. Era l'edizione 2018-19 e all'atto conclusivo arrivano Boca Juniors e River Plate. Una grandissima rivalità che da sempre accende il calcio argentino. Il primo Superclasico si gioca alla Bombonera l'11 novembre e finisce 2-2.
Il secondo atto, ovviamente al Monumental, è in programma 13 giorni dopo. Il pomeriggio della partita, però, si verificano dei disordini, con i tifosi di casa che assaltano il pullman ospite ferendo alcuni giocatori con le schegge dei vetri. Altri, come Tevez, arrivano indisposti per aver respirato il gas urticante lanciato dalla polizia argentina per disperdere gli aggressori. Si decide così di rinviare il match al giorno dopo ma gli Xeneizes non si sentono al sicuro e chiedono il 3-0 a tavolino.
La Conmebol, che fino ad allora aveva provato a far disputare la partita come da programma, si arrende all'evidenza: non accoglie il ricorso del Boca Juniors, ma attraverso il presidente Dominguez e nonostante una prima opposizione del presidente Fifa Infantino, comincia ad avviare i contatti per trovare una sede adatta alla partita. Niente Sudamerica, si gioca a Madrid, dove c'è una nutrita comunità argentina e in più il numero uno del Real, Florentino Perez, ha un ottimo rapporto con entrambi i club. I Millonarios non ci stanno e chiedono di giocare al Monumental.
Dopo un diniego perentorio, si decide di giocare il 9 dicembre ed essendo una partita in campo neutro lo stadio si divide tra le due tifoserie. Il terreno di gioco emette il proprio verdetto, finisce 3-1 per il River Plate ai tempi supplementari: i Millonarios sono campioni, il Boca, e il calcio, escono sconfitti.
