Una Lega... slegata

4 MARZO
CALCIO

L'inutile querelle di Lazio-Toro

GUIDO BAGATTA

Ma come hanno fatto, in lega calcio, a non capire che andavano incontro all’ennesima, tremenda, indescrivibile figuraccia?
Come ha fatto, un manager “navigato” come Paolo Del Pino a non prendere il toro per le corna, decidendo lui da solo, che la partita Lazio-Torino andava rimandata, punto e basta? 
E come hanno fatto, i rappresentanti di società del calibro di Juve, Milan e Inter, a voltarsi dall’altra parte quando si poteva ancora, all’ultimo momento, evitare una situazione che adesso è invece diventata la prova di come funzionano le cose in via Rosellini? 

Il calcio, a livello di Lega (visto che con Gravina, la federazione non sarà magari gestita dal “Kissinger” dei presidenti, ma ha un suo percorso già pronto, che dovrà solo seguire) che avrebbe argomenti basilari di cui occuparsi con impegno e celerità, come l’assegnazione dei diritti Tv e l’entrata dei fantomatici fondi nel “capitale riunito” del calcio italiano, ha invece dimostrato che, in questo momento è molto più propenso a crearseli, i problemi, anziché risolverli. 

Tutti, ma proprio tutti avevano capito che Lazio-Torino non si doveva e non si poteva giocare. Il Toro, da quasi due settimane, era alle prese con un focolaio Covid che invece di diminuire stava continuando ad aumentare, e già quando era stata rinviata la prima partita col Sassuolo, il mondo sapeva che anche la successiva non si sarebbe potuto giocarla. 
Tra questo “mondo” anche la ASL di Torino, che in maniera decisamente differente da come si era comportata la sua omologa napoletana, aveva sin da subito sopravveduto e monitorato l’accaduto, arrivando alla logica conclusione che, a Roma, il Toro non ci sarebbe potuto andare. 
I Comunicati della ASL erano chiarissimi, fino all’ultimo, quello di martedì mattina scorso. Eppure con in mano questo (ed immagino molto d’altro) la Lega, dopo una serie infinita di video conferenze in zoom, che i beni informati raccontano essere state a dir poco “rusticane”, ha deciso di andare avanti senza ne vedere, ne sentire, dando torto ai granata e procedendo dritta verso lo 0-3 a tavolino. 

Volendo riassumere, in poche battute, quello che è accaduto nelle ore che hanno preceduto questo turno infrasettimanale, potremmo dire che la partita incriminata è diventata una specie di piano che, le due correnti che si affrontano, oramai giornalmente negli uffici della Lega su ogni problema plausibile, hanno utilizzato per mostrare al mondo chi avesse il bicipite più forte, e questo ben sapendo che poi, anche per il precedente di Juve-Napoli, la partita avrebbe finito per essere recuperata. Ma questo non importava, bisognava far vedere che i regolamenti e gli accordi presi ad inizio campionato, come il patto di dover finire il torneo a qualunque costo nelle date previste, avrebbero contato più di ogni altra cosa, buonsenso incluso. 
Sempre i “bene informati” hanno poi raccontato che l’argomento preferito di quelli dello 0-3 e tutti a casa era quello che, con un calendario così serrato e con gli europei di giugno dietro la porta, non ci sarebbe stata una data utile per rigiocare la partita… In realtà lo spazio c’era eccome. Tra una settimana, con la scontatissima uscita dalla Champions della Lazio con il Bayern, entrambe le squadre avranno tutti i mercoledì futuri a disposizione. 

Riassumendo, una situazione iniziata da un problema serissimo come l’emergenza Covid anche nello sport, è finita in qualcosa difficile da descrivere, che anche i media stranieri non hanno mancato di rimarcare come la classica “italianata”. E tutto questo mentre attendiamo ancora che la Lega Calcio decida definitivamente sui quei 150 milioni di euro all’anno (per dieci stagioni) che uno o più fondi dovrebbero mettere per acquisire, in parole povere, il 10% della lega stessa e ci faccia capire che intenzioni ha con il discorso dei diritti TV per il prossimo quadriennio.

Comprendo che quest’ultimo sia un argomento difficile, che stia diventando sempre più complicato anche a livello politico e di lobby e che stia realmente spaccando la Lega in due monconi impossibili da riavvicinare, ma una governance che si vuole definire tale, non avrebbe dovuto lasciare che Lazio-Torino si trasformasse in quello che è stato. 
E poi non sorprendiamoci se le multinazionali dello streaming non solo sportivo, dopo aver schiacciato più volte l’occhiolino al nostro torneo, all’ultimo momento, abbiano deciso che il nostro calcio è ancora troppo “impossibile” da corteggiare.

GUIDO BAGATTA
Lega Calcio Serie A

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