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Team USA battuto: il mondo sta cambiando

25 LUGLIO
TOKYO 2020

La supremazia americana è fortemente in dubbio a Tokyo 2020: un torneo con 12 squadre (oltretutto con una formula decisamente bizzarra….) può davvero partorire qualsiasi risultato.

GUIDO BAGATTA

Per trovare un torneo olimpico di basket così “indeciso”, come quello di Tokyo, bisogna risalire al 2004, quando una formazione USA nemmeno parente degli storici “dream team “ precedenti, si fece infilare, prima dall’Italia poi dall’Argentina, per lasciare poi i due gradini più alti del podio proprio ai sudamericani e agli azzurri. Dopo quel tracollo, che, a differenza di quello del 1988 a Seoul, non poteva addurre scuse di giocatori inesperti messi nel roster,  la “federazione” americana fu rivoltata come un calzino e le cose tornarono alla normalità nelle edizioni successivi dei giochi. 

Quest’anno, almeno sulla carta, dovevano essere ancora una volta dei giochi tranquilli per gli statunitensi, sulla falsa riga di  quelli di Pechino, Londra e Rio, dove i problemi ,per gli inventori del gioco più bello del mondo, erano rimasti quasi sempre in albergo od al massimo in spogliatoio. L’adesione di un buon numero di “stelle” del campionato NBA (vedi Tatum, Booker, Middleton, Adebayo e via dicendo) aveva assicurato a coach Popovich la certezza di poter mettere in campo una squadra vera in tutti i sensi e ruoli possibili. 

Tutto questo però ,ha cominciato a traballare sin dai primi giorno del campus di Las Vegas, dove team Usa si è radunato, prima con i giocatori già eliminati dai playoffs, aggiungendo poi gli altri che avevano dato il loro okay per esserci a Tokyo, nonostante arrivassero da due stagioni massacranti e dovessero confrontarsi anche con tutto quello che sappiamo li avrebbe attesi in Giappone. Le sconfitte nelle due amichevoli iniziali con Nigeria e Australia, avevano fatto capire che qualcosa per coach Pop ed il suo nutrito staff di allenatori blasonati, non andava per il verso giusto, ma “l’alibi” che Booker, ,Middleton ed Holiday, sarebbero arrivati al termine della serie finale NBA a rafforzare il gruppo, aveva fatto passare il tutto in secondo piano. 

Le interviste prima di partire per Tokyo, avevano mostrato un gruppo per nulla preoccupato di quello che era accaduto qualche giorno prime e più che mai conscio di poter andare a vincere un titolo olimpico che era già quasi scritto negli annali del futuro. Ma ecco che invece  da subito ,è  arrivata la Francia, come  partita iniziale del torneo, e con lei la prima, abbastanza netta, sconfitta che sarebbe stata ancora più vistosa se un Jrue Holiday formato Bucks campioni, non avesse fatto di tutto per tenere gli Usa in partita sino a tre minuti dalla fine. 

Detto ciò, prima di continuare a “sparlare” di questa prima non felice uscita degli USA, diamo piuttosto un'occhiata al roster dei francesi, praticamente quello di una squadra NBA di alta classifica con l’aggiunta di un De Colo che non gioca in USA solo perché non ne ha voglia e di un Yabusele che i pro hanno scartato perché troppo rotondo ma che fa, sempre e comunque, la differenza. 

D’altra parte, per capire ancora meglio come il torneo di quest’anno possa essere aperto a soprese davvero pesanti (ed occhio anche all’Italia che è riuscita a tenere la forma di Belgrado…..) basta pensare che quest’anno, in NBA ,l’MVP è stato un serbo (Jokic) l’MVP delle finali un greco (Antetokounmpo) il runner up per l’MVP della stagione, uno sloveno (Doncic) ed il miglior difensore, un francese (appunto) come Gobert. Mai come adesso, queste considerazioni  fanno capire che il mondo, almeno a livello di nazionali ,stia cambiando e che un torneo con 12 squadre come quello di Tokyo (oltretutto con una formula decisamente bizzarra….) possa davvero partorire qualsiasi risultato.

Guido Bagatta

GUIDO BAGATTA
team Usa

Getty Imagesteam Usa

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GUIDO BAGATTA