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Nasceva cinquantacinque anni fa a Hurt, in Germania, Michael Schumacher. Uno dei più grandi, se non il più grande, tra i tanti campioni che nel corso degli anni hanno popolato il mondo della Formula 1. Un nome che ancora oggi riecheggia nella mente dei tanti appassionati, nonostante del sette volte campione del mondo non si abbiano più notizie certe dal drammatico incidente sugli sci di dieci anni fa sulla pista di Meribel. Nulla che possa cancellare la storia scritta dal tedesco, il vero trascinatore della Ferrari dopo due decenni di buio e il dominatore assoluto nei primi anni del terzo millennio. Un dominio figlio del talento del pilota, ma inevitabilmente anche delle auto che il team di Maranello riuscì a mettergli a disposizione. Ecco, allora, le cinque Ferrari che hanno scritto la storia con il tedesco alla guida.
Impossibile non partire dalla monoposto capace di tornare a vincere il mondiale Piloti nel 2000, un anno dopo la conquista del mondiale Costruttori e l'incidente di Silverstone che impedì a Schumacher di competere per il titolo. L’anno seguente a Maranello fu ideata la storica F1-2000, con la quale il tedesco vinse il primo titolo Piloti con il Cavallino. Disegnata da Rory Byrne, fu progettata avvicinando il fondo al suolo per facilitare la circolazione dei flussi d'aria. Dieci gare vinte - nove da Schumacher e una da Barrichello - altrettante pole position e ben ventuno podi.
L’anno seguente fu la F1-2001 a permettere a Schumi e alla Ferrari di confermarsi, con differenze dovute alle nuove regole imposte dalla Fia. Ala anteriore rialzata, musetto ben diverso da quello della monoposto precedente e cinque chili in meno di peso del motore. A non cambiare furono i risultati: entrambi i titoli portati a casa e altre pagine di storia scritte dal binomio tra Schumacher e la Rossa. Fece ancora meglio l’anno seguente la F2002: quindici successi, undici pole, ventotto podi. Il tutto in diciannove gare. Una nuova trasmissione che portò a un retrotreno dalle dimensioni ridotte e concorrenza stracciata dal punto di vista aerodinamico: nel mondiale 2002 di fatto non ci fu storia, con l’asticella che venne definitivamente alzata dalla scuderia di Maranello.
Si rivelò più difficile l’estate successiva e non solo per la rivoluzione in termine di assegnazione punti decisa dalla Fia. A gennaio infatti venne a mancare Gianni Agnelli, a cui fu dedicata la monoposto di quella stagione: la F2003-GA entrò in scena solo dopo quattro GP, per una scelta difensiva della Ferrari che temeva problemi di affidabilità. Il motore fu rimpicciolito ulteriormente e fu ampliata invece la capacità del serbatoio. A fine anno il risultato fu ancora positivo per Schumacher e la scuderia di Maranello, che si confermarono in testa alle due classifiche. Altro anno e storia radicalmente diversa per la F2004, che rimane la vettura più vincente nella storia della Ferrari. Si chiuse con questo capolavoro ingegneristico il quinquennio di dominio di Schumacher e della Rossa, che dominò anche nella stagione in cui il regolamento impose l’utilizzo di un solo motore a weekend. Il Cavallino non perse però affidabilità, con una macchina progettata per spingere sempre al massimo, come dimostrato dai risultati. Quindici gare vinte, dodici pole position e trenta podi: il simbolo più puro di un dominio interrotto poi l'anno seguente da Alonso e la Renault.

Getty ImagesMichael Schumacher in Ferrari nel GP del Brasile