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Saronni denuncia: “Il ciclismo italiano non c’è più”

26 APRILE
CICLISMO

L’ex campione nonché consulente dell’UAE Team Emirates di Pogacar non ha usato tanti giri di parole per analizzare lo stato di salute del movimento tricolore.

SPORT TODAY

Sono parole pesanti quelle usate da Giuseppe Saronni su La Gazzetta dello Sport di oggi per definire e analizzare il momento di difficoltà che sta vivendo il ciclismo italiano.

“Facciamo finta di niente da troppo tempo e ci nascondiamo dietro alla Roubaix di Colbrelli. Il ciclismo italiano lo vedo malissimo. Guardi le corse e ti chiedi: dove sono gli italiani? Non siamo più protagonisti e soprattutto non ci sono italiani che corrono” ha dichiarato alla Rosea il campione del mondo 1982 a Goodwood secondo il quale il motivo della crisi è piuttosto evidente.

“Non ci sono più le strutture giovanili di base, abituate ad avere un mare di ragazzini che, prima di correre, giocavano. Ogni paese aveva la propria società e le proprie corse. C’era una base molto larga: non tutti diventavano campioni, però uscivano dei buoni corridori” ha commentato Saronni.

“Adesso invece non solo non ci sono i campioni, ma nemmeno il secondo, il terzo e il quarto corridore. Non ci sono più i numeri. Non c’è più niente alla base, e sarà sempre peggio”.

Chiaro dunque per l’attuale consulente dell’UAE Team Emirates di Pogacar dove e come si debba intervenire.

“La mancanza dei risultati è la punta dell’iceberg. Se non si torna a investire sulla base, sul reclutamento e sulle strutture giovanili, l’Italia resterà appesa a quei pochi talenti naturali come Ganna che vengono fuori casualmente. È la matematica” ha proseguito Saronni sottolineando come questi investimenti debbano necessariamente essere accompagnati da una progettualità seria.

“In Italia non mancano le risorse e i soldi, ma progetti veri, idee e persone credibili per portarli avanti. La prima cosa da fare? Un’Academy nazionale per raggruppare i migliori giovani, farli correre, crescere e studiare: non dobbiamo perdere i pochi che ci sono” ha chiosato preoccupato il vincitore dei Giri d’Italia 1979 e 1983.

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