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Sono parole pesanti quelle usate da Giuseppe Saronni su La Gazzetta dello Sport di oggi per definire e analizzare il momento di difficoltà che sta vivendo il ciclismo italiano.
“Facciamo finta di niente da troppo tempo e ci nascondiamo dietro alla Roubaix di Colbrelli. Il ciclismo italiano lo vedo malissimo. Guardi le corse e ti chiedi: dove sono gli italiani? Non siamo più protagonisti e soprattutto non ci sono italiani che corrono” ha dichiarato alla Rosea il campione del mondo 1982 a Goodwood secondo il quale il motivo della crisi è piuttosto evidente.
“Non ci sono più le strutture giovanili di base, abituate ad avere un mare di ragazzini che, prima di correre, giocavano. Ogni paese aveva la propria società e le proprie corse. C’era una base molto larga: non tutti diventavano campioni, però uscivano dei buoni corridori” ha commentato Saronni.
“Adesso invece non solo non ci sono i campioni, ma nemmeno il secondo, il terzo e il quarto corridore. Non ci sono più i numeri. Non c’è più niente alla base, e sarà sempre peggio”.
Chiaro dunque per l’attuale consulente dell’UAE Team Emirates di Pogacar dove e come si debba intervenire.
“La mancanza dei risultati è la punta dell’iceberg. Se non si torna a investire sulla base, sul reclutamento e sulle strutture giovanili, l’Italia resterà appesa a quei pochi talenti naturali come Ganna che vengono fuori casualmente. È la matematica” ha proseguito Saronni sottolineando come questi investimenti debbano necessariamente essere accompagnati da una progettualità seria.
“In Italia non mancano le risorse e i soldi, ma progetti veri, idee e persone credibili per portarli avanti. La prima cosa da fare? Un’Academy nazionale per raggruppare i migliori giovani, farli correre, crescere e studiare: non dobbiamo perdere i pochi che ci sono” ha chiosato preoccupato il vincitore dei Giri d’Italia 1979 e 1983.

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