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La Super Lega è ufficialmente partita, con tanto di comunicati stampa che anticipano una vera e propria guerra che è destinata a stravolgere il mondo del calcio mondiale.
Senza tiracela troppo “noi” del basket, la Super Lega la conosciamo già da una ventina d’anni. Una cosa molto simile, chiamandola Eurolega, l’ha inventata e partorita un signore catalano di nome Jordi Bartomeu, che dal primo giorno la gestisce da commisioner e padre padrone. Come molti di voi sapranno, l’Eurolega raccoglie 18 squadre europee di cui 10 hanno una licenza decennale “garantita”, indipendentemente da come vada la loro avventura nel campionato nazionale di riferimento.
Le altre, vengono ammesse utilizzando diversi criteri selettivi, iniziando dalla capienza del campo di gioco casalingo e dalla solidità economica del club. Per il primo di questi due fattori, Venezia, l’ultima squadra che ha vinto il campionato di italiano (LBA) sospeso l’anno passato per il Covid, non ha partecipato a quella che una volta era, anche nel basket, la Coppa dei Campioni. Il Taliercio di Mestre, campo della Reyer, con i suoi 3500 posti a sedere è lontano anni luce dai parametri di Bartomeu e dei suoi soci, quindi per la Reyer non c’erano e non si saranno mai chance. Qualche giorno fa, invece, la Virtus Bologna, è andata vicino a qualificarsi per la prossima edizione, mancando il traguardo dopo aver perso la bella della semifinale di Eurocup con il Kazan. Bologna sarebbe entrata in Eurolega per il risultato, ma anche per i diecimila posti della Segafredo Arena e per il passato della società.
Ecco, con qualche differenza, ma sono questi i parametri principali sui quali si fonda anche la “Super Lega” del calcio, di cui si è parlato, molto anche a sproposito, in queste ultime ore.
Dodici club, 3 italiani, (Milan, Juve ed Inter) 3 spagnoli, (Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid) e 6 inglesi (Chelsea, Tottenham, Arsenal, le due di Manchester ed il Liverpool) hanno deciso di staccarsi dalla Uefa e dal formato della attuale Champions, per organizzarsi il loro “supercampionato” privato. Inizialmente il formato iniziale sarebbe dovuto essere a 14, ma Bayern e Borussia, hanno, per ora, declinato l’invito, forse intimorite dalle minacce di Uefa e FIFA che, invece di preoccuparsi di capire il motivo per il quale sta accadendo tutto questo, si sono messe a promettere squalifiche eterne per club e giocatori (per questi ultimi, presenze nelle nazionali comprese) che aderiranno al nuovo progetto.
Ma cosa vogliono, realmente, i 12 club (ed eventualmente gli altri che seguiranno, tipo Roma e Ajax e PSG, per arrivare poi a 20, con 5 wild card da distribuire secondo un criterio da decidere) e perché ora hanno deciso di andare, dopo mesi di incontri “giacobini” al faccia a faccia con il “potere” eterno del pallone? Sicuramente l’indipendenza ma soprattutto la capacità di guadagnare molto e di più di quanto incassano adesso dall’UEFA (7 miliardi contro 1 di incassi totali) visto che, oramai i soldi mancano un pò a tutti, grandi comprese.
Il concetto poi per arrivarci è semplice e per spiegarvelo userò un termine di paragone legato alla Premier inglese, per non urtare nessun “piccolo” club di casa nostra: secondo voi, il pubblico “generalista” amante del calcio, al di là del tifo per la squadra della propria città, preferirebbe vedere, andata e ritorno di Chelsea- Bruges (o se volete Chelsea- Southampton, per rimanere in patria) o piuttosto 4 partite (garantite dal calendario) tra i Blues e che, so il Real Madrid? La risposta è ovvia ed è la leva su cui si basa l’intero concetto, con ovviamente annesso il fatto che, le televisioni di tutto il mondo, pagherebbero molto di più i diritti per un formato simile. Sulla carta, non c’è nulla da dire anche se l’etica di uno sport (come il calcio europeo) che si è sempre basato sui risultati prima del blasone di chi li ottiene, prevede un altro modo di agire.
Adesso, dopo minacce legali ed anche…reali, staremo a vedere…Di sicuro nessuno potrà fermare il futuro. E se la Super Lega fosse la Bitcoin del calcio?


Getty ImagesFlorentino Perez
