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Per la seconda volta consecutiva, la quarta in assoluto, l’Italia non parteciperà alla fase finale del campionato del mondo. Una vera e propria mazzata per il movimento calcistico di casa nostra.
Nel 1930 l’Italia decise di non partecipare alla prima edizione del Mondiale organizzata dall’Uruguay. Nel 1958 gli Azzurri non riuscirono a staccare il biglietto per la Svezia, nell’edizione vinta dal Brasile di un giovanissimo Pelé che in finale sconfisse gli scandinavi padroni di casa. L’Italia, allenata da Alfredo Foni, era una squadra piena di oriundi che non riuscì a reggere l’urto di una peraltro non irresistibile Irlanda del Nord. Nel fango del Windsor Park di Belfast i britannici la spuntarono per 2-1 nella gara decisiva e così furono loro a conquistarsi il diritto di giocare nella rassegna iridata. Da lì in poi, per lunghi anni, l’Italia non ha mai marcato visita, anche se a volte la sua partecipazione al Mondiale è stata deludente: impossibile dimenticare l’edizione del 1966, chiusa con l’eliminazione al primo turno per mano della Corea del Nord, o quella del 1974, in Germania Ovest, con un’altra eliminazione repentina, in un girone nel quale c’erano anche la Polonia di Deyna e Lato, l’Argentina e la debolissima selezione di Haiti.
Impossibile, invece, dimenticare i due trionfi che si sono andati a sommare a quelli ottenuti nel 1934 e nel 1938, con Vittorio Pozzo in panchina. Nel 1982 la squadra di Enzo Bearzot è partita malissimo in Spagna, con tante polemiche, alcune di pessimo gusto, e con un gioco ben al di sotto del minimo sindacale, almeno nelle prime tre partite. La vittoria con l’Argentina di Daniel Passarella (e di Diego Armando Maradona, al suo primo Mondiale) ha rappresentato la svolta e in un crescendo pazzesco Paolo Rossi e i suoi compagni di squadra, dopo avere piegato la selezione albiceleste (2-1) hanno steso nell’ordine il favoritissimo Brasile (3-2 con tripletta di Paolo Rossi), la Polonia (2-0 con doppietta dello stesso Pablito) e la Germania Occidentale, battuta al Bernabeu per 3-1 in finale con le reti del solito Rossi, di Tardelli e di Altobelli, che dopo pochi minuti era subentrato a Graziani. Gol della bandiera tedesco di Breitner, prima che esplodesse la festa, con il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, grande cerimoniere. Nel 1990 un’altra delusione, con il mancato successo dell’edizione di casa, ma nel 2006 il gruppo guidato da Marcello Lippi è stato capace di andare ad alzare il trofeo a Berlino, dopo avere sconfitto i padroni di casa tedeschi in semifinale, con le reti di Grosso e di Del Piero, e i francesi ai calci di rigore in finale, sfruttando al meglio l’errore dal dischetto di David Trezeguet dopo che i tempi regolamentari si erano chiusi sull’1-1 (Zidane, poi espulso, su rigore, e Materazzi i marcatori).
Difficile per chiunque conosca il calcio pensare a un’Italia che non si qualifica per un Mondiale e invece è successo prima con al timone Gian Piero Ventura, travolto dalle polemiche dopo la grandissima delusione dello spareggio perso con la Svezia, e poi con Roberto Mancini, che però ha salvato il posto per i crediti accumulati grazie alla conquista del campionato europeo giocato l’anno precedente. E così, come nell’estate del 2018 siamo stati a guardare gli altri che giocavano in Russia, faremo lo stesso con quelli che giocheranno in Qatar nell’autunno di quest’anno. Non sarà la stessa cosa, inutile girarci intorno, ma non possiamo mancare. Almeno davanti alla tv.

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