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Chi scrive quell’8 giugno del 1990 era a San Siro. E vide con i suoi occhi Omam Biyik prima volare in cielo e poi colpire la palla di testa: un incerto Nery Pumpido fece il resto e così il Camerun sconfisse l’Argentina, campione del mondo in carica, nella prima gara di Italia ’90. Un’edizione che gli Azzurri speravano di vincere (e in effetti quello di Azeglio Vicini era uno squadrone, che beneficiò anche dell’esplosione di Totò Schillaci) ma che alla fine la Seleccion andò molto vicina ad assicurarsi, fermata solamente nella finale di Roma dalla Germania del rigorista Andy Brehme, che si presentò sul dischetto al posto del titubante Lothar Matthaeus.
A oltre trent’anni di distanza (mannaggia come passa il tempo…) l’Argentina ha cominciato il suo Mondiale in Qatar esattamente come quella volta: perdendo contro una squadra molto più scarsa e vestita di verde. Un verde meno brillante di quello dei Leoni Indomabili ma una gioia altrettanto grande per l’Arabia Saudita, capace tra l’altro di rimontare gli avversari dopo essere andata al riposo sotto di un gol. Potevano essere molti di più quelli realizzati da Messi e dai suoi compagni, che dopo il calcio di rigore trasformato dalla Pulce sembravano dovere fare un sol boccone degli asiatici. Poi, però, è successo qualcosa di particolare. Ed è successo per due volte. Già la rete del pareggio dei sauditi è stata una sorpresa e quando è arrivata quella del sorpasso in molti, sia allo stadio che a casa, non credevano ai propri occhi.
Fino martedì mattina, del resto, le squadre più deboli non è che avessero fatto una grande figura negli incontri giocati. Il Qatar padrone di casa non ha praticamente visto palla contro l’Ecuador, che grazie anche alla scarsa vena dell’estremo difensore locale è andato per due volte in gol con l’inossidabile Enner Valencia. Due gol, a dire la verità, li ha realizzati anche l’Iran contro l’Inghilterra. Purtroppo per la squadra di Carlos Queiroz, e non è un dettaglio, i britannici ne hanno però messi a segno sei, un po’ come se si trattasse di una partita di tennis e si stesse giocando a Wimbledon e non a Doha.
Persa inopinatamente la gara con l’Arabia Saudita ad Angel Di Maria e compagni non è restato che sedersi sul divano e assistere al match tra le altre due squadre del loro girone, la Polonia e il Messico, non avendo neanche le idee ben chiare su chi fare il tifo: meglio vincessero i biancorossi o i verdi? La risposta l’ha data il campo: non hanno vinto né gli uni, né gli altri. E forse per la Seleccion il pareggio è stato un bene. Anche in questa gara c’è stato un calcio di rigore, come nella partita d’esordio e come in quella tra argentini e sauditi. Lewandowski, però, lo ha sbagliato, calciandolo male e consentendo a Ochoa di salvare la propria porta. Il 26 novembre si torna in campo: né Robert, contro l’Arabia Saudita, né l’Argentina, contro il Messico, possono sbagliare. Sennò saranno dolori, ancora peggiori di quelli di questo pazzo martedì.

Getty ImagesLionel Messi