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Diciassette anni fa il Pallone d’Oro a Cannavaro: l’ultimo prima della nuova era

27 NOVEMBRE
CALCIO

Il difensore, dopo aver sollevato la Coppa del Mondo a Berlino, vinse anche il massimo riconoscimento individuale davanti a Buffon

SPORT TODAY

Passano gli anni, cambiano prospettive e aspettative. L’Italia calcistica e calciofila festeggia oggi un sofferto accesso ai prossimi Europei come fosse un successo epocale. Da campione in carica ma forse per sbaglio, in quello che fu piccolo barlume di luce nel mezzo dell’onta della doppia mancata qualificazione ai Mondiali. Tutta un’altra storia rispetto a quella che diciassette anni fa, sulla scia della storica e inattesa cavalcata trionfale di Germania 2006, illuminò d’orgoglio il mondo del calcio italiano. Era il 27 novembre 2006 e Fabio Cannavaro, capitano Azzurro, sollevava al cielo il Pallone d’Oro

Prima del monopolio

Sembrano lontani anni luce quei tempi, quando era lecito chiedersi in ogni stagione a chi sarebbe andato il riconoscimento. Quando non c’era il monopolio della coppia Messi-Ronaldo, quando a parlare era solo il campo e nulla più. E in quel 2006 il verdetto era stato inequivocabile: Italia. Campioni del Mondo in uno dei momenti più difficili del nostro calcio, con una squadra forte ma forse non con la più forte di tutte. Ma a chi assegnare il Pallone d’Oro in una rosa corale, in cui tutti avevano contribuito al quarto, storico trionfo? 

Trionfo tricolore

A Zambrotta o Toni, mattatori dell’Ucraina ai quarti di finale e arrivati a pari punti con un giovanissimo Messi? O forse a Gattuso, mastino di quella squadra e arrivato a pari punti con un Cristiano Ronaldo che iniziava a far vedere la sua classe? O meglio ancora a Pirlo, il cervello dell’undici di Lippi, ampiamente davanti a Ronaldo e Messi e addirittura in top ten? La verità è che dopo quel magico mese tedesco era impossibile non premiare la fase difensiva. E che quindi la corsa si riduceva inevitabilmente a due nomi: Fabio Cannavaro o Gianluigi Buffon

La fine di un’epoca

A portarsi a casa il Pallone d’Oro alla fine fu il difensore e capitano dell’Italia di Marcello Lippi. Pochi mesi dopo aver sollevato al cielo la Coppa del Mondo all’Olympiastadion di Berlino, Cannavaro ricevette a Parigi il più ambito riconoscimento individuale per un calciatore. Un successo storico, che segnò un’epoca o che forse le mise fine. Perché un Pallone d’Oro come Fabio Cannavaro non ci sarà mai più. Perché un anno dopo toccò a Kakà, poi si aprì il monopolio della coppia Messi-Ronaldo interrotto soltanto da Modric, Benzema o dal Covid. Da allora gol, giocate e l’eterno dualismo tra argentino e portoghese hanno fatto del prestigioso premio un testa o croce. O l’uno, o l’altro. 

Un nuovo Cannavaro

Alla fine ha vinto Messi, incoronato per l’ultima volta poche settimane fa. Dal prossimo anno il Pallone d’Oro andrà altrove ma siamo sicuri che rimarrà ancora una volta lì, dove i gol si segnano e non si evitano. Dove un dribbling vale più di una scivolata disperata a salvare un gol già fatto. Dove lo strapotere fisico vale più di una doppia uscita a testa alta e petto in fuori. Forse tornerà il momento di un nuovo Fabio Cannavaro, ma chissà quanto dovremo aspettare. Fino ad allora, «arriva il pallone. Lo mette fuori Cannavaro, poi ancora insiste Podolski, Cannavaro. Cannavaro! Via il contropiede per Totti, dentro il pallone per Gilardino. Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina, cerca l’uno contro uno, Gilardino, dentro Del Piero. Del Piero, gol! Alex Del Piero! Chiudete le valigie, andiamo a Berlino, andiamo a prenderci la coppa». E chissà che non sia di buon auspicio: in estate, del resto, si torna in Germania.

Fabio Cannavaro

Getty ImagesFabio Cannavaro

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