Arbitri senza... ragione

26 FEBBRAIO
CALCIO

In Italia il bel gioco non esiste più. Il rischio di annoiarsi è tanto.

GUIDO BAGATTA

L’espulsione contro il Real , che potrebbe essere costata all' Atalanta una clamorosa qualificazione ai danni della squadra più blasonata del mondo (anche se decisamente incerottata nella sua esibizione orobica) ha riaperto una discussione infinita su quello che una volta era chiamato “gioco maschio“ o di contatto e che oggi sembra essere il “belzebù“ del calcio moderno.

Anche se a qualcuno non è piaciuto, l’outing di Gasperini a fine gara su quanto era successo in campo ha messo in evidenza un problema vero che il calcio sembra aver scoperto, improvvisamente, negli ultimi due anni, parallelamente all’uso della VAR, anche se quest’ultima nei cosiddetti falli pesanti non viene interpellata vista la discrezionalità dei vari episodi.

Però, se ci fate caso, da quando anche nel mondo del pallone è arrivato l’instant replay, gli arbitri è come se abbiano deciso che il contatto, anche se non voluto se non per un reale scontro di gioco, sia sempre da punire. Magari non con un rosso assurdo come quello contro Freuler , ma comunque sempre da sanzionare. E qui stiamo parlando dell’Europa, dove, statistiche alla mano si giocano quasi dieci minuti di "azioni" in più, rispetto al nostro campionato.

Questo perché, se arbitri come il tedesco Stieler risultano molto fiscali, ce ne sono poi altri (come gli inglesi) che intervengono magari pesantemente ma in molte meno occasioni. Da noi, invece, quelli che fischiano in serie A vengono praticamente tutti dallo stesso "modello" di conduzione, che negli anni ha portato il nostro campionato ad essere il più frammentato di Europa.

Tanti, troppi fischi, troppe ammonizioni ma soprattutto troppi rigori che, uniti all’ abuso della VAR , fanno sì che i match di serie A diventino qualcosa davvero difficile da seguire, soprattutto se lo spettatore non è tifoso di una delle due squadre in campo, ma solo del bel calcio.

Per sostenere questa tesi, vi do un paio di numeri che potrebbero farvi sobbalzare dalla sedia: in Italia, nello scorso campionato, sono stati fischiati 187 rigori , una vera e propria follia, soprattutto se, andando a vedere quanti sono stati in totale, quelli chiamati in Bundesliga , scopriamo che sono 71 . Si, avete letto bene, la differenza tra due delle prime quattro leghe del mondo e di 116 penalty : una mostruosità.

Quest’anno le cose stanno andando leggermente meglio, con un 20% di rigori in meno , differenza dovuta però solo alla rivisitazione di quella barzelletta che l’anno passato furono le VAR sui falli di mano in area. Se ricordate, la stagione scorsa, bastava avere un’unghia leggermente più lunga delle altre che sfiorava il pallone per prendersi un rigore. In estate a livello europeo ed italiano è stata messa una pezza a questa assurdità e così sono diminuiti i calci dagli 11 metri nei nostri stadi.

E più che ovvio che il prossimo passo che Gravina deve intraprendere è quello di aprire un tavolo snello e rapido con l’AIA per far capire agli arbitri che le partite spezzettate sono un danno per tutti, soprattutto per quelli in campo.

In un effetto domino sempre più evidente, se la gente continua ad allontanarsi dalla televisione perché i match sono lunghi e noiosi, i diritti delle partite finiranno, con meno telespettatori, a valere sempre meno ed il tutto, nel giro di pochi anni si ritorcerà, ovviamente, anche su tutti i protagonisti. Ad oggi, un po’ dovunque, lo share degli eventi sportivi, ma soprattutto di quelli di squadra, giocati negli stadi e nei palazzetti  senza pubblico, è letteralmente precipitato per mille motivi, molto spesso anche "sociologici".

Rendere i match più fluidi e dinamici possibili, darebbe comunque una mano ad arginare, almeno in parte, un'emorragia che sta diventando sempre più evidente.

GUIDO BAGATTA
Tobias Stieler

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