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Tra dieci giorni, al termine dei Mondiali di ciclismo su strada in Belgio, Davide Cassani lascerà dopo otto anni il suo ruolo di commissario tecnico dell’Italia. L’ex corridore e telecronista Rai ha tracciato il bilancio del suo mandato in un’intervista al Corriere di Bologna.
“Il nostro ciclismo sta abbastanza bene, è ancora un movimento di riferimento - ha detto il 60enne romagnolo -. Se poi andiamo indietro di 30-40 anni, è naturale che la situazione non sia più la stessa. Il mondo è cambiato: una volta i riferimenti eravamo noi, i francesi, i belgi e gli spagnoli; oggi i campioni arrivano da tutto il mondo. Per questo sono contento di quanto abbiamo fatto a Trento; abbiamo ottenuto risultati con i giovani, ragazze e ragazzi: significa che stiamo seminando bene. Abbiamo dimostrato di esserci”.
Sonny Colbrelli, dopo aver conquistato il titolo italiano all’inizio dell’estate, domenica si è laureato campione europeo a Trento: “Come ha fatto domenica, può vincere corse importanti di un giorno. È maturato tardi, ha ora trovato l’equilibrio psicofisico, ci ha messo impegno e costanza. Domenica ha mostrato freddezza e senso tattico non indifferenti, nulla gli è precluso. È dal Giro del Delfinato che ha cambiato marcia. Trentin, invece, ha subito esultato. Matteo è stato un regista perfetto: quando in corsa ho lui, io mi sento tranquillo. Abbiamo vinto da squadra e ai mondiali in Belgio andremo con quello stesso spirito”.
Cosa farà adesso Davide Cassani? “Fino al 26 settembre penso alla Nazionale, poi a cosa fare da grande. In questi otto anni ho sempre sostenuto che bisogna lavorare con i giovani, il nostro futuro e la base del nostro movimento”.
Infine, una parola su Marco Pantani, sempre presente nel cuore di Cassani: "La sua foto sul traguardo di Montecampione è il ritratto del sollievo dopo la fatica e la sofferenza. Non a caso, diceva di andare forte in salita per abbreviare l’agonia. È stato un fenomeno, ma forse non siamo riusciti a capire fino in fondo chi fosse Marco Pantani".

Getty ImagesDavide Cassani