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Al via le Finals NBA più inattese

6 LUGLIO
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Il titolo se lo giocano Bucks e Suns.

GUIDO BAGATTA

Inizia stanotte la finale NBA più inaspettata che si potesse prevedere. Se infatti Milwaukee, aveva si fallito negli ultimi due anni l’approdo all’atto conclusivo, ma era rimasta in testa al gradimento di molti esperti, a Phoenix, veramente in pochi, se non proprio nessuno aveva dato un minimo di credito. E questo nonostante l’arrivo in autunno di Chris Paul ed una squadra che già ad inizio stagione, almeno sulla carta, aveva il giusto mix tra veterani e giovani, per poter pensare in grande. Ed invece i Suns, alle Finals, ci sono arrivati e già con questo risultato si può dire abbiano “sbancato il banco” ed ora, anche se da sfavoriti, possono davvero pensare di andare fino in fondo e portarsi in Arizona il primo storico titolo della franchigia. Questo, nonostante sia più che ovvio che il pronostico sia decisamente sbilanciato verso nord, soprattutto dopo aver visto come hanno giocato e vinto i Bucks le ultime due partite con Atlanta, senza Antetokounmpo.

L’assenza del “greco” è stata sopperita nel migliore dei modi, nonostante una squadra che per molti (compreso chi scrive) aveva il suo principale difetto nelle rotazioni abbastanza esigue, con non più di 8 giocatori che potevano presentarsi in campo per dire la loro. Certezza poi smentita anche con la collaborazione di Bobby Portis, un “normale” sin dai primi passi in NBA con Chicago che, con Milwaukee, ha saputo sapientemente aspettare il suo momento. E quando questo è arrivato è stato lui, che ha cambiato le due partite in questione. Sicuramente in gara 6, il terzo quarto di Middleton ed i numeri di Holiday hanno contato tantissimo, ma se andate ad analizzare il “mood” degli incontri, Portis ha fatto molto di più di quanto ci si potesse aspettare da uno come lui.

Addirittura poi, il modo in cui Milwaukee ha giocato le partite senza Antetokounmpo, ha fatto dire a molti che forse, senza la sua star come principale punto di riferimento, i Bucks giocano anche meglio, sentendosi più liberi di non dover sempre guardare dove sia e cosa faccia Giannis. Io, su questo aspetto, non esagererei, anche se, una volta perso il loro leader, una reazione collettiva di Milwaukee, c’è stata eccome, e la conquista della finale non fa che dimostrarlo. Ovviamente, questi possono essere considerati discorsi da bar (o da barbiere, come dicono in America) ma comunque sarà interessante capire come cambieranno le cose quando (e se…) l’MVP della stagione passata potrà ritornare in campo.

Dall’altra parte, un discorso abbastanza simile, lo si è anche fatto, quando Paul, fermo per Covid, ha dovuto saltare il finale della serie con Denver e le prime due uscite con i Clippers, con i Suns che se la sono cavata egregiamente lo stesso, vincendo sempre in sua assenza. Ma poi, con Los Angeles, inevitabilmente, quando è contato, si è visto il peso di uno come Paul a dirigere l’orchestra. Dando un’occhiata veloce al roster dei Suns (decisamente più giovane di quello di Milwaukee, nonostante i 36 anni dello stesso Chris) l’impressione è che sia Phoenix ad aver una rotazione più allungata, soprattutto da quando ha buttato nella mischia gente utilissima come Abdel Nader che mancava da mesi. Non so quanto alla fine questo fattore potrà contare, sicuramente però le tre star di Phoenix (Ayton, Paul e Booker) avranno le spalle ben coperte, nel caso qualcosa non funzionasse già dai primi due incontri (decisivi) che si giocheranno in Wisconsin.

GUIDO BAGATTA
Devins Booker, Chris Paul

Getty ImagesDevins Booker e Chris Paul, stelle dei Phoenix Suns

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