​La scomparsa di Gresini

23 FEBBRAIO
MOTORI

Fausto, un piccolo gigante.

GUIDO BAGATTA

Poche ore fa ci ha lasciato Fausto Gresini. Vorrei utilizzare questo mio spazio quotidiano su Sport Today per cercare di farvi capire chi fosse Fausto, non tanto come pilota (prima) e come team manager (poi), ma come persona. 

La mia frequentazione del mondo delle moto è datata agli anni ottanta, quando tra i tanti piloti italiani che correvano in un circuito lontano migliaia di chilometri da quello attuale, due di loro, facevano davvero la differenza. Non tanto in pista, ma su tutto il resto.
Uno era Pierfrancesco Chili, il “buono” di quella che adesso è la MotoGP, l’altro ovviamente Fausto, re della classe più piccola.

Ai tempi lavoravo a Odeon Tv, che cercava di accreditarsi come terzo polo della televisione italiana e che aveva puntato molto sui motori. Rally, con la Parigi Dakar, le corse americane di formula Indy ed il motomondiale. 
Anche se allora era tutto più facile di adesso, l’avere un rapporto con i piloti (soprattutto per un ragazzino di 25 anni) era comunque una bella strada in salita. Essere “rimbalzati” per un’intervista, era all’ordine del giorno anche quando magari, mezzora prima, ti avevano dato l’okay.

Senza fare i nomi dei “cattivi” (molti americani ma anche qualche italiano) tra i “buoni”, le mie due ancore di salvezza erano sempre loro due, Pierfrancesco e Fausto, con i quali riuscivo sempre a portare a casa il lavoro. Se con Chili sono secoli che non ci vediamo nè sentiamo, Fausto, invece, negli ultimi 15 anni era tornato ad essere, per me IL (maiuscolo) punto di riferimento tra le moto che contano. Di “prassi” una o due volte all’anno dedico un weekend estivo alle due ruote, cercando di vivere ogni momento con la maggior intensità possibile. 

Premettendo che tutti i team manager della MotoGP sono sempre stati, con me, un “imbucato” anche troppo curioso molto più che gentili, Fausto era di un'altra categoria. Appena arrivavo al circuito, lo chiamavo e lui, anche se magari non mi sentiva da mesi, mi adottava, letteralmente. 
I suoi box (soprattutto quelli di Moto 3 e Moto 2) per me erano come una seconda casa, i suoi meccanici, su sua richiesta, mi trattavano come uno di famiglia, anche quando le mie domande su quello che stava per succedere, erano magari fuori tempo e fuori luogo. 
Con Fausto, poi, andavo sempre al muretto, per vivere con lui quelli che, adesso, tornandoci col pensiero, sono stati dei momenti indimenticabili. 
Lì, a bordo pista, a sbirciare tra le grate di protezione, c’eravamo solo io, lui e i suoi tecnici, pronti a segnalare i tempi ai piloti in gara. Qualche volta veniva invitato lo sponsor principale del team, ma doveva stare dietro, senza parlare. 
Con me, invece Fausto chiacchierava, durante la corsa, spiegandomi, come fosse una telecronaca vera e propria, cosa avevano fatto di giusto o sbagliato i suoi piloti. 
Per seguirlo meglio, rinunciavo anche ai tappi per le orecchie, usando le mani quando transitavano le moto, per poi rilasciarle ed ascoltare ancora  le sue sensazioni. 

In un paio di occasioni sono stato anche fortunato ad essere al suo fianco quando un suo pilota ha  poi vinto la gara, anche lì, ”l’intruso” è stato trattato come uno di famiglia.

Pensandolo, adesso che non c’è più, mi vengono in mente le mangiate nel suo motorhome (nettamente il più fornito del circus) con le infinite discussioni tra un vegetariano come me ed un gran mangiatore di ogni tipo di carne come era Fausto. 
E poi ancora le bevute e le chiacchierate al sabato sera, dopo che le moto erano state rifinite e ci si poteva finalmente lasciare un po’ andare. 

Gresini era un uomo semplice, vero in tutto quello che diceva e faceva. Quasi dal nulla, dopo essersi ritirato, aveva messo in piedi una scuderia che è poi diventata una piccola industria, con ottimi profitti. 
E per questo, gli sponsor si fidavano di lui: perché ridava a loro molto più di quanto avevano investito.

Ricordo quella che, credo, fosse la prima cena con i boss della Federal OIL, gigante indonesiano del petrolio, che Fausto aveva coinvolto per primo nel mondo delle moto. Loro parlavano un inglese improbabile, lui più che altro un emiliano tendente al romagnolo. 
Volete sapere come andò a finire? Dopo dieci minuti gli indonesiani si erano convertiti al lambrusco, che qualche ora prima probabilmente pensavano fosse una marca di lubrificanti loro concorrente. Una delle mille vittorie di Fausto, non solo in pista. 
Un abbraccio, piccolo-grande amico.

GUIDO BAGATTA
Fausto Gresini

Getty ImagesFausto Gresini

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