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Calcio femminile, anche le ragazze si lamentano: la frase Hegerberg sul calendario

20 GENNAIO
CALCIO/CALCIO FEMMINILE

La calciatrice del Lione e della nazionale norvegese si schiera apertamente contro un calendario sempre più denso di appuntamenti

SPORT TODAY

Troppe partite, poco tempo per riposare e per curare se stessi. È un tema ben noto nel mondo del calcio maschile, portato avanti da diversi allenatori e calciatori e testimoniato dal numero crescente di infortuni per le squadre più impegnate nel corso della stagione. Il calendario è fin troppo denso, non solo però per il calcio maschile. Iniziano a essere troppi gli impegni anche per il calcio femminile, che ha in programma una finestra internazionale a metà luglio che si sommerà alle Olimpiadi di Parigi. Saranno potenzialmente tra le 50 e le 60 le gare che le calciatrici dovranno giocare in una stagione, qualcosa che va contro la volontà degli stessi protagonisti.

«Molti hanno visto questa estate come un'estate di liberazione, per il nostro corpo e per la nostra mente; ma no» ha spiegato Ada Hagerberg a The Guardian. La calciatrice del Lione e della nazionale norvegese si è schierata apertamente contro un calendario così fitto: «Si giocherà ogni mese dell’anno. Mi diranno che non c'era altro mese per farlo, ma io credo fermamente che un buon manager possa trovare una soluzione a qualsiasi problema. Se facciamo lavorare troppo i giocatori, non diamo loro il tempo di riposo e di recupero adeguato» ha spiegato la giocatrice.

Ada Hagerberg ha vissuto sulla sua pelle i ritmi del calendario: «Non avevo subito infortuni durante tutta la mia carriera, anno dopo anno, vincendo trofei e giocando al mio miglior livello. Ma negli ultimi anni ho avuto sfortuna con uno stress che ha colpito il mio corpo. Ho dovuto scavare a fondo per uscire per un breve periodo dall’inferno degli infortuni in cui mi trovavo, acquisendo la giusta esperienza e conoscenza, e sono stato fortunata perché avevo persone intorno a me che mi aiutavano a farlo. Non possiamo continuare ad avere contraddizioni nel modo in cui facciamo le cose. Cambierà? Lo spero», conclude la norvegese.

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